Appunti per uno stile di vita sobrio e solidale

INDICE
- Introduzione
- Pace, giustizia e perdono
- Giustizia nel sociale
- Consumo critico
- Metodi per ridurre i prodotti pericolosi
- Bilanci di Giustizia
- Il Pugno di riso
- Il Commercio Equo e solidale
- La Banca Etica
- Lettera a Francesco d’Assisi
INTRODUZIONE
Carissimi,
in adesione all’impegno di “ incontrare la pace” e di irradiarla in ogni ambito del vivere sociale e civile, propostoci dalla Fraternità Nazionale dell’Ordine Francescano Secolare dei Frati Minori, vogliamo fornirvi un’occasione per riflettere sulle parole che abbiamo il dovere di “ridire” al mondo, sul modo in cui dobbiamo essere sinceri ed audaci testimoni della cultura della pace.
Vogliamo proporvi due strade da percorrere insieme: una di attento studio e fedele testimonianza, l’altra di immediata praticità.
La prima, la seguiremo prestando attenzione a quanto ci dice la “Nostra Madre Chiesa” e “Messer lo Papa” a riguardo di temi di strettissima attualità, in modo da portare a tutti la voce di Cristo e per essere suoi testimoni fino ai confini del mondo e degni eredi del poverello d’Assisi.
La seconda prevede un impegno pratico da realizzare nella vita di ogni giorno, attraverso una rinnovata attenzione ai più deboli, cercando percorsi di riparazione al terribile divario Nord- Sud del mondo e all’enorme squilibrio ecologico, sociale, interiore che caratterizza il nostro tempo. Questo è possibile mediante il consumo critico e uno stile di vita sobrio e solidale secondo le indicazioni del Papa nella “Centesimus Annus (n°.36)” “e’ necessaria ed urgente una grande opera educativa e culturale, la quale comprenda l’educazione dei consumatori ad un uso responsabile del loro potere di scelta”.
A tanto, per noi francescani secolari, ci richiamano la Regola e le Costituzioni da cui emerge l’importanza del valore comunicativo delle nostre azioni e delle nostre scelte: “si sforzino di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale” (art.18), “cerchino nel distacco e nell’uso una giusta relazione ai beni terreni” (art.11), “esercitino con competenza le proprie responsabilità nello spirito cristiano di servizio” (art.14). Il Francescano secolare deve “prendere fortemente posizione contro il consumismo e contro le ideologie e le prassi che antepongono la ricchezza ai valori umani e religiosi e che permettono lo sfruttamento dell’uomo” (Cost.15.3).
Sentiamo tutti l’intensità di questo momento. Di fronte a problematiche così gravi è forte la tentazione di farci prendere dallo scoramento. Ci conforti il fulgido esempio del Serafico Padre Francesco d’Assisi che si presentò al Sultano senza scudo e senza spada, armato solo della propria semplicità e giovialità, senza corazza ma rivestito dell’amore di Dio. Il Sultano, la tradizione racconta, diede a Francesco salva la vita e gli riconobbe stima, rispetto e ammirazione.
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PACE, GIUSTIZIA E PERDONO
1. Premessa
Questa riflessione nasce dall’esigenza, in un tempo di drammatici rivolgimenti in cui molti gridano opinioni, di fermarci a leggere i segni dei tempi con lo sguardo di Dio, di fornire un’occasione per considerare il ruolo che i cristiani e in particolare i Francescani Secolari hanno in questo tempo, di creare le condizioni per prendere il largo e gettare le reti.
2. In comunione con la Fraternità Nazionale Ofs
“ Incontrare la pace”, è questo l’impegno che abbiamo assunto con l’intera Fraternità Nazionale certi che la soluzione ai gravi problemi che ci affliggono non sono la guerra e la violenza. Il ricorso alla violenza, infatti, “… non permette né di regolare i conflitti né di porre le basi di una società rispettosa di tutti i suoi membri”. “Le tenebre non si dissipano con le armi; le tenebre si allontanano accendendo fari di luce…” (Giovanni Paolo II 29.10.01 e 25.01.02).
La pace va perseguita ripristinando le condizioni perché essa sia percorribile, nella certezza che senza la giustizia, senza il riconoscimento della dignità d’ogni uomo e senza un’equa distribuzione dei beni della terra la pace resta una parola vuota.
Occorre, di conseguenza, stimolare in ciascuno ed in tutti lo spirito e l’azione che ci faccia essere “in prima linea nella necessaria lotta per la giustizia e la solidarietà, che ridonano speranza al mondo”.
Il nostro vuol essere un messaggio di speranza e di pace in un momento delicato della storia dell’umanità.
3. Il messaggio del Papa
Il mai dimenticato Giovanni Paolo II, in occasione delle Giornate Mondiali della Pace, ci esortò a non farci immobilizzare dalla paura, dalla vendetta: la pace è il risultato di una lunga ed impegnativa battaglia, vinta quando il male è sconfitto con il bene. Di fronte ai drammatici scenari di violenti scontri fratricidi, in atto in varie parti del mondo, dinanzi alle inenarrabili sofferenze ed ingiustizie che ne scaturiscono, l’unica scelta veramente costruttiva è di fuggire il male con orrore e di attaccarsi al bene (cfr Rm 12,9).
La pace è un bene da promuovere con il bene: essa è un bene per le persone, per le famiglie, per le Nazioni della terra e per l’intera umanità; è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene.
Il male non ha l’ultima parola nelle vicende umane. Ma qual è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato?
Occorre “la giustizia e quella particolare forma d’amore che è il perdono. Il perdono non si contrappone alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine…la quale è risanamento in profondità delle ferite…”.
Il Papa con estrema lucidità ci ha ammonì“…non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.
La giustizia perché “non ci può essere pace vera se non nel rispetto della dignità delle persone e dei popoli, dei diritti e dei doveri di ciascuno e nell’equa distribuzione di benefici ed oneri tra individui e collettività”.
Il perdono perché “la giustizia umana è esposta alla fragilità ed ai limiti degli egoismi individuali e di gruppo”. Il per-dono è un dono moltiplicato, non esiste una giustizia che si realizzi con la violenza.
La capacità di perdono è alla base di ogni progetto per una società più giusta e solidale. Ed il perdono, in questo contesto, impone il conoscere l’altro, perché è dalla comprensione della sua situazione che posso andargli incontro. Devo conoscerlo e valutarlo, senza per questo giudicarlo, perché insieme si possa poi costruire qualcosa. L’incontro, tuttavia, va preparato creando nei cuori lo spazio per l’altro, la capacità di ascolto, le condizioni perché il dialogo non sia un monologo. Occorre umiltà e coraggio. È necessario esser liberi da pregiudizi e desiderare di conoscere l’altro e le sue ragioni, amandolo fraternamente.
In questo Francesco d’Assisi è per noi maestro incomparabile. Non a caso proprio ad Assisi il Papa ha voluto avviare il dialogo interreligioso così importante per programmare proposte nuove per inedite intese, perché finalmente la terra diventi più fraterna e solidale (p. L. Di Giuseppe, “Il dialogo interreligioso via alla pace”, da Il Cantico n. 1-2/2002).
Proprio per preparare a una pedagogia del perdono, il Papa evidenzia l’importanza del pregare per la pace. Se la pace è dono di Dio ed ha in Lui la sua sorgente, dove possiamo cercarla se non in un rapporto intimo e profondo con Lui? La preghiera non viene dopo l’impegno, essa sta alla base dell’edificazione di una società nella giustizia e nella pace. Pregare non significa evadere dalla storia, al contrario è scegliere di affrontare la realtà con la forza che viene dall’Alto, la forza della Verità e dell’amore la cui ultima sorgente è Dio.
4. Pace e stile di vita
La consapevolezza di abitare in un mondo in cui crescono miseria, violenza e schiavitù, per i Francescani Secolari, deve tradursi nell’ urgenza di un ripensamento che richiami le dimensioni fondamentali dell’esistenza.
“Proseguendo un cammino che, a partire dalle istanze giubilari di riconciliazione, ha rimesso al centro dell’Ofs l’attenzione alla pace con l’impegno a modificare il nostro stile di vita. avvertiamo più che mai nel contesto attuale la preziosità delle parole penitenza, povertà, fraternità nella riscoperta della Regola stessa dell’Ofs come itinerario di pace”. Tali parole rappresentano la necessità, oltre che di rifiutare la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, di intraprendere azioni che agiscano sugli altri livelli del dramma che sta vivendo l’umanità, “perché il nemico non è solo fuori di noi ma è anche in noi, nella nostra società, e si traduce nell’individualismo, nella corsa esasperata al progresso, nell’idolatria che esclude l’altro e opera uno sfruttamento senza ritorno sul creato”.
5. Pace e fraternità
Incontrare la pace significa innanzi tutto individuare pagliuzze e travi da rimuovere, per fugare il rischio che l’insistenza egemonica del mondo occidentale produca uno scontro di civiltà. Occorre creare condizioni di reciprocità sufficienti per dare e ricevere il perdono. Il nostro perdono diventerà un’occasione per creare i presupposti per realizzare la pace e la giustizia. Ecco la nostra ripartenza!
La nostra è una civiltà che tende all’aberrazione. Nostro compito è di restituire un’anima ad un mondo che tende a degenerare, che propone rapporti senz’anima. Tale operazione implica un processo di conversione che abbracci tutte le dimensioni del vivere (cosa è chiesto a noi cristiani?), che attraverso la”terapia della fraternità” (più che la fredda logica della giustizia retributiva) operi una rivoluzione pacifica della nostra società poco fraterna e poco pacifica. Occorre ridonare all’uomo le proprie risorse spirituali perché l’umanità possa avere un futuro.
La fraternitas, la storia dell’Ofs lo insegna, propone un modello di legame umano e sociale improntato: alla condivisione del cammino salvifico, alla presa di coscienza che ciascun uomo davanti a Dio vale quanto vale il suo cuore. Lo stile di vita di Francesco è un susseguirsi di strappi ( con la protervia paterna, con il potere del denaro, con le convenzioni sociali), purtuttavia egli visse in pienezza il suo tempo, proponendo un modello alternativo di umanità, redenta e pacificata. .
Dobbiamo farci fratelli per poter così divenire parte attiva del progetto di pace, l’incontro con l’altro genera qualcosa di nuovo.
Noi tutti, moderni profeti di giustizia, abbiamo il compito di testimoniare cosa si nasconde sotto il velo dell’apparente benessere della nostra società.
Per costruire la pace dobbiamo passare dalla denuncia alla testimonianza e dalla testimonianza all’incarnazione di una ferita. Dobbiamo cioè, in un gesto di estrema condivisione, sentire il dolore di chi soffre nella consapevolezza che finchè ci sarà sulla terra un solo bambino costretto a morire di fame, finché il diritto all’esistenza non sarà garantito a tutti, non ci sarà né giustizia né pace (L. Baldo, “Giustizia Divina”, da Il Cantico n. 1-2/2002
Tutto ciò nell’auspicio che si realizzi per noi tutti il suggerimento del Poverello d’Assisi: “La pace che annunciate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori” (FF 1469). e memori delle parole del Papa all’incontro coi capi delle religioni del 25 gennaio 2002 “ritengo sia giunto il momento in cui ogni credente in Dio deve lasciare qualcosa per gli altri: qualcosa di suo, del suo tempo, del suo denaro, della sua intelligenza, del suo amore…”.
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GIUSTIZIA NEL SOCIALE
1. Introduzione
Un’attenta analisi sul difficile tema della giustizia non può prescindere dal porsi in ascolto delle problematiche che sono proprie del mondo in cui viviamo; convinti che, conoscendo a fondo le ingiustizie, la loro eterogeneità, la loro peculiarità e le cause che le determinano, possiamo ipotizzare percorsi tendenti al graduale superamento delle ingiuste differenze che imperano oggi nel mondo e che affliggono maggiormente i paesi più poveri.
2. L’esortazione ad impegnarci per la giustizia
La ricerca affannosa dell’affermazione della giustizia è per noi cattolici un impegno che ci deriva dalla Parola di Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa, il cui mandato le è stato affidato da Cristo stesso, mediante il Vangelo
Il Vangelo di Marco, infatti, ci tramanda tre miracoli (Mc 7, 31-37; 8,22-26) che vogliono significare l’invito di Gesù ad aprire occhi, orecchie e bocca intorno alla realtà del proprio tempo, circa le sperequazioni, le disuguaglianze tra gli uomini, e poi … quando dice ai discepoli: “avete occhi e non vedete, orecchie e non udite ..” li rimproverava perché essi mostrano di non capire la missione a cui sono chiamati.
Da un’attenta analisi sociale risulta che tali parole e tali esempi non sono altro che l’invito ad ascoltare e guardare il mondo in cui viviamo con i suoi problemi concreti.
Per noi cristiani diventa, dunque, imperativo, categorico non solo conoscere i mali che affliggono noi e i nostri simili, ma adoperarci perché siano scongiurati danni diretti e indiretti che derivano all’uomo dal permanere, o peggio, dall’aggravarsi delle ingiustizie.
3. Lo sguardo sulle attuali ingiustizie
Il differente tenore di vita, le diseguali condizioni economico-sociale tra i paesi ricchi e poveri del pianeta, lo sfruttamento dei bambini, la condizione di emarginazione della donna e dell’anziano, il disagio di tantissimi giovani in cerca di prima occupazione, lo sfruttamento giovanile perpetrato attraverso l’erogazione di lavoro precario a nero, la sistematica negazione dei più elementari diritti della persona, rimangono sintomi di grave preoccupazione e di instabilità, tale da minare lo stesso mantenimento della pace nel mondo, già turbato, per altro, da tanti focolai di guerra e da tanti atti di terrore.
Le sperequazioni sociali spesso sono causate dalla struttura ingiusta della società, dagli atteggiamenti e dalla mentalità egoista, ghettizzante e razzista della gente. Per poter cambiare tali strutture mentali è necessaria la conversione, che richiede menti e cuori che abbiano “fame e sete di giustizia”.
4. Il nostro contributo per la pace
Ciascuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo di condivisione dei problemi, di cooperazione e di solidarietà, avendo preso coscienza che la centralità dell’uomo deve essere l’irrinunciabile premessa per lo sviluppo; e, l’obiettivo, la soddisfazione equilibrata dei molteplici, eterogenei bisogni della persona.
A tanto si rifà il monito di Papa Woityla: “Non c’è la Pace senza Giustizia”.
Questi valori dobbiamo trasmetterli con l’esempio e con la parola; esercizio continuo, che ci deve vedere impegnati tutti i giorni accanto ai poveri, agli emarginati del nostro quartiere e non solo…
Per poter immaginare di riuscire a tanto però, urge riconoscere i nostri limiti, le nostre fragilità, e, da queste attingere la forza necessaria per espletare, con umiltà, quelle mansioni che contribuiscono alla rivalutazione dell’uomo e per esso alla “trasfigurazione” del mondo.
Conoscere se stesso, i propri limiti, le proprie debolezze, aiuta e, non poco, a non discriminare, ma a comprendere gli altri, a non essere indifferenti alla indigenza, alla sofferenza, alla ingiustizia sociale altrui, ma a sovvenire, con le proprie capacità alle esigenze espresse dal fratello meno fortunato; in una parola, a mettere in pratica il comandamento più grande che ci è stato dato: “Ama Dio al di sopra di ogni cosa ed il prossimo tuo come te stesso”; così da poter affermare, senza timore di errare: “Dove c’è Amore, lì c’è giustizia e pace”.
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CONSUMO CRITICO
1. Introduzione
Facciamo, prima di affrontare il concetto di Consumo Critico, chiarezza sulla definizione di “Sviluppo Sostenibile e impronta ecologica”.
Molti di noi vivono in città nelle quali è facile dimenticare che la natura opera secondo cicli chiusi. Per comprare del cibo andiamo in un negozio usando dei soldi prelevati da un bancomat e, più tardi, ci sbarazziamo dei rifiuti depositandoli nel vicolo dietro casa o attraverso lo scarico dei servizi igienici. Tutto finisce lì. La vita in una grande città spezza i cicli naturali e non dà la pallida idea della nostra connessione con la natura.
Nonostante questo distacco, noi non siamo semplicemente collegati alla natura, noi siamo natura. Nel momento in cui mangiamo, beviamo, respiriamo, noi scambiamo in continuazione energia e materia con il nostro ambiente. La natura, quale serbatoio di materie prime, ci garantisce una fornitura costante dei fattori essenziali per la vita. Abbiamo bisogno d’energia per il calore e il movimento, legna per le costruzioni e per i prodotti cartacei, alimenti nutritivi e acqua potabile per vivere in salute. Questo dimostra quanto siamo strettamente legati alla natura. Molti di noi che trascorrono la propria vita nelle città e consumano beni importati da tutto il mondo, tendono a considerare la natura come alla fornitura di materie prime o come luogo di ricreazione, più che fonte di vita e di benessere. Se vogliamo vivere in modo sostenibile dobbiamo essere sicuri che il nostro utilizzo di prodotti e processi essenziali della natura non sia più rapido del tempo che è loro necessario per rinnovarsi, e che il nostro smaltimento di rifiuti non sia più veloce del tempo che è loro necessario per essere assorbiti. La nostra impronta ecologica si concretizza in quella porzione di territorio, di cui ha bisogno l’uomo, necessaria a consentirgli d’avere tutto quello di cui ha bisogno – cibo, aria, acqua, verde per la produzione dell’ossigeno ecc - senza intaccare quella riservata al suo simile.
Il modo di vivere di noi abitanti della parte più agiata del pianeta, è “eccessivo” e “sprecone”, tant è che se tutti i paesi sottosviluppati volessero vivere con il nostro attuale stile di vita, ci vorrebbero altre due pianeti Terra. Per ora diciamo allora grazie ai paesi del “terzo mondo”, perché ci permettono di vivere così agiatamente.
“Sviluppo Sostenibile” è, allora quel tipo di sviluppo che non compromette, con l’uso sfrenato delle risorse naturali, la sopravvivenza di nostri simili in altre zone del pianeta. Si stanno intaccando talmente tanto le risorse del nostro pianeta che, potrebbero, cominciare a scarseggiare quelle indispensabili, quali acqua e petrolio. Alla luce di tutto questo, allora, ritornano in mente le parole: ”AMMINISTRATORI e non PADRONI!”.
2. Il metodo
Bisogna riconvertire il nostro stile di vita; ridurre quanto più possibile la nostra impronta ecologica. E chi, meglio della famiglia, proprio per le risorse che le sono più congeniali, può ridare corpo ed anima a questo cammino di conversione. Bisogna che la famiglia riscopra il senso più bello del vivere “senza nulla di proprio”, il che non vuol dire ridursi in miseria. Vuol dire, per noi cristiani e ancor più perché seguaci di san Francesco, di riscoprire il giusto rapporto con il denaro, con i beni del creato “che dell’altissimo portano significazione”, il ridiventare per l’appunto amministratori dei beni ricevuti e non padroni, restituendo al prossimo ciò che gli è dovuto di diritto.
Si tratta allora di ripensare ad uno stile di vita in termini di cura, di custodia, di responsabilità.
Quindi parlare di stili di vita, ci riguarda profondamente come famiglia, perché la famiglia è il cuore della società. E’ il primo ambito educativo che orienta alle scelte (non a caso la famiglia è la più aggredita dai mass media, che identificano la qualità della vita con il possesso dei beni).
Certo è che di fronte a squilibri cosi enormi, ci si sente disorientati. L’educazione alla sobrietà, però, la è il primo passo per stare dalla parte degli esclusi. E’ il primo passo per uscire dalla mentalità di Caino….” Sono forse io il custode di mio fratello? ”. Ci vengono in aiuto a questo punto alcuni strumenti per orientarci nelle nostre scelte.
3. Sobrietà.
La sobrietà è lo stile di vita, l’atteggiamento di fondo di chi pone attenzione, rispetto e discrezione in ciò che fa e vive. Nel campo lavorativo è l’esatta esecuzione della propria mansione. Biblicamente la sobrietà è intesa come l’opposto dell’ebbrezza; è la capacità di chi controlla le proprie energie (vedi Tt 2,1; 1Tim 3,11). La società d’oggi vive agli antipodi della sobrietà: si cerca l’eccitamento, lo smodato, la distrazione, l’emozione a tutti i costi. Si va di fretta e si consuma con voracità sia i beni materiali che quelli spirituali. Anche in economia si parla solo di aumento, sviluppo, e non di attenzione alle risorse e alla qualità. Ma ancor più di una sobrietà legata ai beni materiali, c’è bisogno di una sobrietà spirituale: non si apprezzano abbastanza i beni relazionali! “ Ogni sobrietà è, in un certo senso, eucaristica: si tratta di accogliere con gratitudine quanto basta, sapendo che non possiamo disporre di tutto” (curato D’Ambricourt).
4. Consumo critico
Si tratta, innanzi tutto, di “assumere uno stile di vita d’esodo dalla cultura dominante dei consumi” (Cartula d’impegno x il terzo millennio). Ogni volta che andiamo a fare la spesa, possiamo decidere sulla sorte delle condizioni dell’ambiente e di quelle sociali del nostro pianeta.
Scegliere un prodotto anziché un altro, significa favorire o meno un processo di produzione più attento nei confronti dei diritti umani (vedi lavoro nero - lavoro minorile); e scegliere un prodotto invece di un altro perché ha un volume minore d’imballaggio può voler dimostrare tutta la nostra attenzione all’ambiente.
Consumando, invece, prodotti provenienti dalla rete del Commercio Equo e Solidale vuol dire dirottare una parte considerevole dei guadagni, provenienti dalla vendita del prodotto, direttamente ai produttori, che addirittura in questo caso, e solo in questo, sono pagati in anticipo, tutto per evitare che il margine si disperda in una ragnatela di intermediari e distributori.
Il consumo critico, ossia non quello che segue le mode o i dettami della pubblicità, ma quello pensato, ragionato, ponderato (la parola critico deriva dal greco critichè che significa arte del giudicare e del distinguere) è quello che ci fa riconoscere se dietro un prodotto c’è sfruttamento; che ci fa scartare “l’usa e getta”.
Il consumo critico è lo strumento nelle nostre mani per poter vivere un aspetto della beatitudine evangelica della povertà in spirito.
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METODI PER RIDURRE I PRODOTTI PERICOLOSI
1. Ridurre detersivi e disinfettanti e prodotti alternativi
Alcune ditte hanno realizzato formulazioni con una maggiore attenzione alla salute ed all’ambiente. Si stanno affermando attualmente anche i detergenti concentrati, solidi o liquidi, con il vantaggio che hanno minor impatto ambientale, meno ingombro, e se ne usa circa la metà (110-170 g per 2,5 Kg di bucato al posto dei 220-250 g dei detersivi tradizionali). I fosfati si possono sostituire con citrato sodico, oppure zeoliti o carbonato sodico (soda), i tensioattivi anionici con non ionici (alcol grasso etossilato), introducendo come ulteriore addolcitore prodotti dal granturco e barbabietole. In queste formulazioni viene quasi del tutto evitata la presenza di eccipienti, cosa che, oltre a mantenere morbidi i tessuti, evita la formazione di incrostazioni e fanghi nelle fosse per le acque nere, in quanto questi detersivi sono completamente solubili in acqua. Per il candeggio, vengono sostituiti i perborati con i percarbonati, di minor impatto ambientale. Ad esempio, se l’acqua è dolce, non è necessario una gran quantità di addolcenti, e se il bucato non è eccessivamente macchiato, non è necessaria una gran quantità di candeggiante.
Pulizia forni : usare una buona spazzola saponata, o polvere abrasiva, a forno tiepido. Si può usare anche bicarbonato di sodio. Le incrostazioni si possono prevenire proteggendo la base del forno con foglio d’alluminio.
Pulizia vetri e specchi: si può usare carta di giornale e acqua. Gli inchiostri ed altri componenti della carta da giornale hanno l’effetto di rendere lucidi i vetri. Oppure, per ogni litro d’acqua aggiungere due gocce di detersivo per piatti e mezzo bicchiere d’alcol denaturato (o in alternativa un poco di acido acetico al 15%).
Pulizia metalli: argento:si mette l’oggetto di argento appoggiato su un foglio di alluminio, immerso in acqua calda con un poco di bicarbonato di sodio. Il solfuro di argento si riduce ad argento metallico, mentre l’alluminio viene ossidato a sale di alluminio. Anche lo strofinio con dentifricio può essere indicato. In ogni caso, per l’uso di oggetti non di acciaio, è opportuno riporre gli oggetti asciutti e proteggerli per lunghi tempi di inattività con vaselina.
Pulizia lavabi: usare un succhiello in gomma, o la spirale metallica , con bicarbonato e detersivo leggero.
Disincrostanti : sono meno corrosivi se a base di aceto, contenenti sostanze smeriglianti delicate.
Disinfettanti: al posto della formaldeide, mezza tazza di borace per 4,5 litri d’acqua.
Disgorgatori: acqua bollente, bicarbonato (1/4 di tazza) e 50 ml di aceto.
Candeggianti: esametafosfato : 5 cl in 10 litri d’acqua.
Abrasivi: strofinare con limone secco sciacquato nel borace.
Trattamento pavimenti: Per ogni litro d’acqua, aggiungere una miscela formata da mezzo bicchiere d’alcol denaturato, due gocce di detersivo per piatti, un cucchiaino di bicarbonato.
Per la cera del legno , è meglio usare cera d’api o cera carnauba, e per il cotto, usare olio di lino, valido anche per i mobili.
2. Ridurre solventi e vernici e prodotti alternativi
Alcuni metodi alternativi per le macchie :
Macchie di grasso: impiegare sale sciolto in alcol o in ammoniaca, spazzolare delicatamente e sciacquare con acqua tiepida.
Macchie di vino rosso: assorbire la macchia con sale poi risciacquare
Macchie di frutta: Lavare a freddo o usare succo di limone
Macchie di pomodoro: lavare con acqua calda e sapone
Macchie di sangue, uova, cacao: ammorbidire in acqua fredda e sale, risciacquare con abbondante acqua tiepida saponosa. Le macchie più vecchie vanno tenute in ammollo per una notte
Macchie di inchiostro: immergere subito in yogurt, e se non riesce, in aceto e alcol, risciacquare con molta acqua.
Vernici Vista l’elevata tossicità dei solventi organici, stanno acquistando sempre maggiore importanza i prodotti a base acquosa. Esse contengono al massimo il 15% di solventi organici, e garantiscono perciò una maggiore sicurezza, per la minore tossicità ed infiammabilità. Ciò non significa però che anche queste vernici siano innocue, anche perché molti prodotti mancano dei simboli di pericolosità necessari. Il tipo di vernici usate sono sintetiche acriliche e in alcuni casi materie prime naturali come creta, borace, olio di rosmarino. Però il problema che inducono questi ultimi prodotti è che essendo naturali formano col tempo muffe, a meno di non utilizzare prodotti antimuffa e battericidi. Per i pigmenti, è conveniente l’uso di pigmenti naturali , come le terre (ossidi di ferro, ocra, terra di Siena) o estratti da piante e animali . Vi sono inoltre alcuni prodotti di piccole ditte, che usano come solvente la trementina (distillato dal legno), che però , pur essendo naturale, ha un alto potere inquinante per l’ambiente. Sono preferibili prodotti costituiti da sostanze naturali, come essenza di trementina, cera d’api, vernici ad acqua, costituite da resine acriliche, pigmenti ricavati da vegetali e minerali.
3. Ridurre fertilizzanti , insetticidi e pesticidi - prodotti alternativi
Mentre al giorno d’oggi è praticamente impossibile eliminare questi prodotti a livello agricolo - industriale, è invece opportuno che le colture a livello familiare ne siano immuni, se non completamente, almeno per buona parte. Bisogna tenere presente che molti animali e piante possiedono difese naturali contro insetti e malattie. E’ stato osservato che lasciando a bagno in acqua per dieci minuti il vegetale con un cucchiaio di bicarbonato di sodio e di sale da cucina, si liberano gran parte delle impurità e degli antiparassitari presenti. Naturalmente l’effetto si ha solo sulle foglie e la buccia, non per quelli già penetrati all’interno del vegetale durante lo sviluppo. In ogni caso, le piante indigene sono meno attaccabili dai parassiti rispetto alle piante esotiche. Per concimare il giardino si possono usare concimi naturali. Se non si vuole usare il letame, si può produrre artigianalmente il composto.
4. Insetticidi
Per le mosche e zanzare: Si può usare essenza di lavanda o di geranio, o foglie di ricino, o limoni o arance interi con inseriti dei chiodi di garofano. Questo metodo va bene anche per le tarme. Anche il piretro è poco dannoso, però è molto difficile trovarlo da solo, è quasi sempre accompagnato da altri prodotti di sintesi più tossici.
Per le formiche: è consigliabile comunque una accurata pulizia del pavimento, in modo da non lasciare frammenti di cibo; inoltre si può usare cannella e fette di limone , o acqua bollente versata nelle tane. Un altro prodotto chimico efficace ed abbastanza sicuro è il borace .
5. Erbicidi
Un’alternativa ai prodotti di sintesi è l’uso di latte di calce al 5%, con polisolfuro di calcio 3g/l, oppure soluzione di clorato di sodio al 5% in acqua. Il problema di questi diserbanti è che distruggono tutte le erbe, mentre gli altri sono selettivi.
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I BILANCI DI GIUSTIZIA
1. Premessa
I Bilanci di Giustizia sono una proposta per chi vuole realizzare uno stile di vita sobrio e solidale; infatti sono un ottimo ausilio per chiunque voglia revisionare i propri bilanci familiari in una prospettiva di sviluppo umano e rispetto della natura.
La scelta di detti bilanci va affrontata progressivamente e man mano acquisendo dimestichezza con essi si potrà tendere alla sobrietà evangelica.
2. Il controllo delle proprie spese
I “Bilanci di Giustizia” sono un’esperienza nata da un gruppo di persone che cercano, di liberarsi dalla schiavitù del consumismo, per diventare capaci di godere dei beni che soddisfano i bisogni reali, di vivere meglio con meno. Persone che cercano di passare dalla categoria di consumatori a quella di consumAttori., per trasformare i propri consumi in un atto consapevole ed in uno strumento di riappropriazione del loro potere di scelta.
L’obiettivo però non è solo personale, bensì di riconvertire eticamente il commercio e l’economia.
I Bilanci consistono nell’ annotare, giorno per giorno, tutte le proprie spese, con lo scopo di identificare, tra le voci indicanti il proprio consumo, quelle che di volta in volta si vuole rendere oggetto di verifica. In pratica si mira a modificare non le grandi spese, come può essere l’acquisto di una casa, bensì a modificare la struttura dei consumi correnti e quotidiani, affinchè il voler cambiare stile di vita possa essere verificato mese per mese e pianificato per il mese successivo.
La scelta di questo bilancio familiare rispetto a quello normale (cioè nessun bilancio), è dovuto al fatto che quest’ultimo non viene controllato bensì si forma spontaneamente subendo tutte le influenze dall’esterno. Scopo dei bilanci è la revisione dei consumi da un punto di vista della giustizia, spostando e regolando in modo eticamente e sostenibilmente corretto, riconducendoli ad un’etica di sobrietà.
Urge, infine, quindi il recupero dell’essenziale, della condivisione come voce significativa del bilancio e della programmazione familiare. Il recupero di uno stile di vita propriamente Francescano condiviso da tutta la famiglia, dove l’importante è la persona, anche nei rapporti interni alla stessa famiglia.
“ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” (art. 1 dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.)
“ Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia…….impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede” (art. 15 regola OFS).
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IL PUGNO DI RISO
1. Introduzione
Tutti sappiamo che ci sono forti differenze esistenti tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo; e sappiamo che parlando di grandi differenze, intendiamo parlare di bambini che vivono nel grande benessere, con un ottimo tenore di vita, dove c’è alimentazione superiore alle necessità della crescita, al punto di giungere all’obesità, e dove ogni desiderio superfluo viene soddisfatto e anche la salute è ben curata. Ci sono, invece, bambini che non hanno una casa, non hanno come vestire e soprattutto non sono alimentati a sufficienza al punto di vederli così denutriti, per mancanza di nutrimenti necessari per la loro crescita, per la loro vita, e di fame ne muoiono centinaia ogni giorno.
2. La condivisione con gli ultimi
Tutto questo lo sappiamo, ma ormai la riteniamo una cosa scontata. Il problema c’è, ma è lontano dall’Europa, e noi cosa possiamo fare se c’è chi fa valere i propri diritti e chi invece non ha nemmeno il diritto di vivere?
Una simile situazione è intollerabile, il vicino lo aiutiamo perché lo vediamo, ma quello che non è visibile ci resta indifferente.
3. La proposta
Cosa possiamo fare noi? Iniziare un cammino di revisione interiore, sentirci impegnati in modo concreto verso i fratelli bisognosi, un cammino di preghiera, digiuno e penitenza.
Per capire più profondamente i poveri, si potrebbe mangiare una volta al giorno come loro, ad esempio un pugno di riso come aveva suggerito anche il Papa. Ogni venerdì proviamo a mangiare solo riso e il risparmio fatto doniamolo ai nostri fratelli bisognosi, con animo lieto.
Lanciamo questa iniziativa cercando di coinvolgere il maggior numero di persone, come rivolta pacifica e silenziosa verso una società che consuma sempre di più, dimentica ed incapace di guardare il prossimo.
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IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
1. Introduzione
Molti lavoratori del Sud del Mondo si svegliano al mattino con la preoccupazione di sopravvivere ancora un giorno alla miseria e alla fame. In Pakistan, in India, in Nepal sono centinaia di migliaia i bambini che lavorano nell’industria dei tappeti, a volte fin dall’età di 5 anni. Analfabeti, per la maggior parte, lavorano in condizioni deplorevoli, quasi in schiavitù. Ugualmente si dica per i lavoratori del tessile in Bangladesh, per i coltivatori di caffè in Guatemala, i raccoglitori di tè nello Sri Lanka e gli operai delle piantagioni di banane in Honduras. Il loro salario è ridicolo, le loro condizioni di lavoro sono molto spesso avvilenti.
I piccoli produttori del Sud del Mondo sono totalmente dipendenti dagli intermediari commerciali e dai creditori internazionali.
2. Il significato
Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, l’educazione e l’azione politica. Il suo scopo è riequilibrare i rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l’accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati, attraverso una più equa distribuzione dei guadagni.
3. Obiettivi del Commercio Equo e Solidale
Il Commercio Equo e Solidale promuove migliori condizioni di vita nei Paesi economicamente meno sviluppati rimuovendo gli svantaggi sofferti dai produttori per facilitarne l’accesso al mercato.
Tramite la vendita di prodotti, divulga informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.
Sostiene l’autosviluppo economico e sociale e stimola le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale.
4. Come funziona il Commercio Equo
Il Commercio Equo e Solidale, evitando le logiche assistenziali, propone un modello alternativo di rapporto commerciale, essenzialmente basato su quattro pilastri:
1. Importazione diretta di prodotti artigianali o alimentari, in modo da evitare intermediazioni lucrative;
2. Pagamento di prezzi equi, sempre superiori ai prezzi di mercato;
3. Prefinanziamento, ovvero pagamento anticipato delle merci, fino al 50% dell’importo totale, all’atto della conferma dell’ordine, così da prevenire il ricorso all’indebitamento da parte dei produttori;
4. Assoluta trasparenza nella formazione del prezzo finale.
Un’altra delle caratteristiche del Commercio Equo e Solidale è la selezione dei partner commerciali del Sud: sono stati fissati i seguenti criteri per la scelta:
• strutture democratiche: i produttori devono essere organizzati in associazioni, gruppi o cooperative, e tutti i membri devono partecipare al processo decisionale.
• non discriminazione: le cooperative devono essere aperte all’entrata di nuovi membri, e al suo interno non devono essere attuate forme di discriminazione razziale, politica, religiosa, di genere o di altro tipo.
• qualità: i prodotti devono soddisfare le esigenze del mercato; questo soprattutto per stimolare l’uso di tecniche di coltura sempre migliori e l’investimento in formazione.
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LA BANCA ETICA
1. L’idea
Qualche anno fa molte organizzazioni del volontariato e della solidarietà sociale, iniziarono ad interrogarsi sul ruolo del denaro, della finanza e dell’impresa. Presero così coscienza di quanto lo sviluppo e il benessere di una collettività fossero in stretto rapporto anche con il denaro e con le attività ad esso collegate. Ci fu allora la consapevolezza che un atteggiamento di distacco da questi mezzi avrebbe potuto definitivamente sancire una delega che avallava un’idea di sviluppo economico non sempre al servizio dell’uomo. Veniva quindi messo in discussione verso quale sviluppo e crescita fossero finalizzate le attività finanziarie. Si sentì allora l’esigenza di una più ampia concezione dello sviluppo umano e sociale, uno sviluppo, cioè, ove la produzione della ricchezza e la sua distribuzione si fondassero sui valori della solidarietà civile piuttosto che sull’imperativo dell’efficienza. Nacque così l’idea di banca etica, una banca intesa come punto di incontro tra risparmiatori che condividevano l’esigenza di una più consapevole e responsabile gestione del proprio denaro, e quelle realtà socio-economiche che avevano come finalità la realizzazione del bene comune.
2. La storia di Banca Etica
Uno degli elementi distintivi di Banca Etica è sicuramente il percorso che porta alla sua costituzione. Banca Etica è l’unico istituto creditizio, nato in un contesto non economico ma di terzo settore, la cui attività ed obiettivi si ispirano ai principi della finanza etica, intesa come strumento, trasparente, di gestione del risparmio finalizzato allo sviluppo dell’economia civile (sociale e non profit). il primo ed unico istituto di credito in Italia orientato a promuovere l’economia e la finanza sociale e che si propone come punto di riferimento per il sostegno e lo sviluppo di tutte le organizzazioni che si preoccupano dell’impatto ambientale e sociale della loro attività.
Le prime esperienze di finanza etica in Italia sono state le cooperative MAG (mutue per l’autogestione) (Mag), il loro obiettivo era (ed è) quello di raccogliere, tra i soci, risparmio e prestarlo a chi è in difficoltà o a chi propone particolari progetti con finalità sociale. I settori di intervento delle Mag sono, in sintesi, i seguenti:
• solidarietà sociale: progetti di inserimento di soggetti svantaggiati o disabili nel mondo del lavoro;
• ambiente ed ecologia: progetti di raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, di produzione, distribuzione di prodotti biologici e naturali, di depurazione e riequilibrio ambientale, per la medicina e le terapie naturali; cultura ed informazioni: sostegno e stimolo di attività creative, artistiche, della libera espressione dei soggetti.
• Attività di promozione/animazione sociale e culturale.
3. Il progetto
La Banca Etica è una banca popolare. Questa è la forma giuridica che permette di operare a livello nazionale, tenendo fede ai principi fondanti della cooperazione e della solidarietà. La banca popolare infatti ha caratteristiche che favoriscono l’azionariato diffuso e l’esistenza di processi democratici di decisione e di partecipazione.
Banca Etica ha ricevuto l’autorizzazione ad operare da parte di Banca d’Italia nel dicembre 1998 e ha aperto il primo sportello l’8 marzo 1999.
Come indicato all’art.4 dello Statuto, la Banca Popolare Etica (BE) ha per oggetto la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito, anche con non soci. BE si differenzia dalle altre banche per: la partecipazione del cliente alle scelte degli investimenti; la possibilità per il cliente di determinare il tasso d’interesse; la nominatività dei titoli.
4. Il risparmio
Banca Etica, offre alla propria clientela tipologie di investimenti caratterizzati da alcune peculiarità come l’orientamento del risparmio e autodeterminazione del tasso, oppure altre contenute nei contratti che regolano i vari rapporti (ad esempio: stesse modalità di calcolo per gli interessi attivi e passivi, luogo di residenza del risparmiatore come forum competente in caso di contenziosi). Il risparmiatore viene inoltre periodicamente informato sulle realtà finanziate.
5. I Finanziamenti di Banca Etica
L’erogazione del credito è, per Banca Etica, una delle attività più delicate; nella scelta dei progetti e dei soggetti da finanziare stanno infatti l’essenza e la specificità della banca stessa.
Banca Etica nasce come strumento finanziario per dare credito alle iniziative socio economiche che si muovono nella direzione di un reale sviluppo umano e che dimostrano di produrre un beneficio sociale..
La coerenza, nella pratica quotidiana dell’erogazione dei finanziamenti, con questi principi è la base del rapporto fiduciario tra la Banca e il risparmiatore, che può diventare così soggetto attivo nel sostegno di queste iniziative.
La scelta di individuare determinati settori, verso cui orientare i finanziamenti, risponde all’esigenza di definire, nel modo più oggettivo possibile, gli ambiti in cui, anche statutariamente, il fine dell’organizzazione risulta essere la promozione e/o la tutela di un determinato “bene comune” come, ad esempio, la comunità umana, la natura, la cultura e l’arte, le relazioni tra i popoli del mondo, la giustizia e la pace, la solidarietà. Questa scelta non mette però in discussione il principio che ognuno è responsabile - indipendentemente dal contesto economico sociale in cui si trova ad operare - della realizzazione del bene comune.
Fonti – Link
Sviluppo Sostenibile: http://www.metamorfosi.info/
Consumo Critico: http://www.consumocritico.it/
Commercio Equo e Solidale: http://www.equo.it/ ; http://www.commercioequo.org/ ; http://www.commercioalternativo.it/ ; http://www.commercioequo.org/immagini/documenti/cartacriteri.pdf .
Banca Etica: http://www.bancaetica.com/
Stili di Vita: http://www.wwf.it
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LETTERA A FRANCESCO D'ASSISI
Caro Francesco, questa lettera vuole essere un omaggio a te che ci hai donato la tua regola o forma vita. Essa è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza.
Francesco, con la tua parola, ma soprattutto con la tua vita, hai ricalcato molto da vicino quella di Gesù, uomo perfetto. Sei apparso come il sole che sorgendo allontana le tenebre, sei l’uomo scelto da Dio perché porgesse alla società la medicina necessaria e adeguata a risanare le piaghe che ne deturpano il volto.
Fu il Signore che rivolse lo sguardo a te, poverello di Assisi, puntando sulle tue nobili qualità umane, e mediante l’azione dello Spirito Santo, ti scelse per una meravigliosa e nuova avventura, per un singolare piano d’amore.
Sulle orme tue avrebbe camminato, lungo il corso dei secoli, uno sterminato esercito di ogni lingua, popolo, nazione, per seguire e amare Gesù Cristo secondo il tuo esempio; un esercito formato da religiosi, sacerdoti e laici, tutti chiamati a rendere presente nel mondo il carisma tuo, o serafico padre. Carisma che è il dono principale che caratterizza la tua personalità e la tua vita, radicalmente evangelica, che esige amore pieno, totale a Dio e alle sue creature, animate e inanimate, amore alla Chiesa tua sposa.
Ti salutiamo umilmente, con gratitudine, noi tue pecorelle che cerchiamo con coraggio e perseveranza di seguire le tue orme.
Pace e bene!
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