Primo incontro Scuola di pace: “Pace e affettività, la famiglia scuola di socialità".
Saluto iniziale di Lucio Marino, delegato regionale Ofs commissione Giustizia, Pace e Salvaguardia della Vita
Iniziamo, finalmente direi, visto la fatica che ci è costata metterla in piedi, questa scuola di Pace regionale.
Prima di dare la parola al nostro relatore, il dott. Sergio Condurro, responsabile dell’ufficio diocesano per la pastorale familiare, voglio brevemente narrarvi le cause, origini e le tappe che hanno portato a sviluppare questa scuola di pace.
Fonti ispiratrici sono state principalmente due, il nostro testo di formazione, ed in particolare dell’ultimo “Testimoniare la Speranza” ed i documenti preparatori e conclusivi del convegno di verona; entrambi ovviamente hanno una fonte comune: “ L’Insegnamento della Chiesa”.
Nel nostro testo si legge : “ In un mondo sempre più povero si speranza, dove smarrite le vie della sapienza del Padre, ci si abbandona alle fugaci ed illusorie speranze, la chiesa italiana, coinvolta nella cura misericordiosa verso ogni uomo, richiama la necessità di riprendere alle fondamenta l’annuncio, ponendo al centro la peculiare responsabilità dei laici e valorizzando la quotidianità come terreno di annuncio e di rimando a Dio sorgente di ogni speranza”.

Un richiamo quindi all’importantissimo ruolo dei laici, e noi dell’Ordine Francescano Secolare dovremmo già averlo scritto dentro di noi. Infatti gia 800 anni fa il Poverello d’Assisi ne aveva intuito l’importanza, fondando il
terz’ordine. Ruolo importante che ora la chiesa vuole rilanciare con maggiore vigore e convinzione. Cammino da Essa intrapreso gia nel secolo scorso.
Dal Concilio Ecumenico Vaticano II in poi e tutto un susseguirsi di Encicliche, esortazioni e documenti che ridanno un nuovo rinnovato impegno al ruolo dei laici come operai nella vigna del Signore.
Il Convegno di Verona oltre a ribadire questo concetto, ci stimola ancor di più suggerendoci degli ambiti di riflessione che anche noi vorremmo percorrere insieme a tutti voi.
Nell’omelia che S.E. Cardinale Crescenzio Sepe ha tenuto il 4/2 nel corso della giornata della vita e della famiglia (giornata che ha sancito, tra l’altro, anche l’inizio della nostra partecipazione all’interno della consulta Diocesana di pastorale familiare, frutti che gia oggi cominciamo a raccogliere grazie alla partecipazione di un suo responsabile ai lavori della scuola), egli, dicevo, ci esorta con queste parole:”Non dobbiamo avere paura di sperare che è possibile cambiare; non dobbiamo fermarci di fronte alla violenza che investe le nostre vite; non dobbiamo diventare indifferenti; non dobbiamo farci sopraffare dal senso di ineludibilità dei gravi problemi da risolvere. Per avere il coraggio di sperare, bisogna avere lo sguardo dei bambini, l’atteggiamento di chi ancora si meraviglia, si scandalizza, si commuove. Ripensiamo alla vita in termini
di libertà dai padroni della cultura, della morte; impegnandoci a divenire protagonisti, costruttori coraggiosi di racconti di Vita, facciamo sentire suoni di pace, canti alla vita, parole che sappiano di solidarietà e di speranza concreta.”
E’ su queste parole che vogliamo approfondire alcuni degli ambiti di riflessione di cui parlavamo prima.
Questi temi verranno trattati, proposti, attraverso la metodologia dell’incontro-confronto.
I tre incontri saranno così suddivisi:
1. Pace e Vita affettiva: Il ruolo della famiglia come scuola di socialità;
2. Pace e Fragilità: il diritto alla vita del concepito e del nascituro;
3. Pace e Cittadinanza: il campo della più vasta Carità.
Tre ambiti quanto mai attuali. Tre ambienti vittime da un bel po’ di tempo di un tentativo di disgregazione sistematica.
Beh! È ora di lanciare una sfida al non senso di cui si sta tentando di calare questi tre ambienti.
La Famiglia,
La Vita, dal suo inizio alla sua naturale conclusione e
La Cittadinanza.
Oggi approfondiremo l’aspetto formativo della famiglia come scuola di socialità. Nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo ricominciare a pensare alla vita in termini positivi e concreti. Le grandi battaglie si vivono e si vincono, tra le mura domestiche, laddove essa diventa luogo di comunione, di dialogo dell’educazione all’amore, ai valori della solidarietà, all’esercizio della speranza.
“Essa, ci dice ancora il cardinale, non può delegare ad alcuno questo compito, cosa che purtroppo accade sempre più spesso, i genitori sono invece i primi protagonisti dell’educazione dei figli”.
Essa deve combattere contro le soluzioni caricaturali alla loro figura, basate solo sull’affettività. Invece è nella famiglia che l’uomo fa esperienza primaria delle relazioni buone o cattive, vive l’aspettativa di un mondo accogliente ed esprime con la maggiore spontaneità il suo desiderio di felicità.
Essa è la fondamentale struttura a favore dell’ecologia umana, perché essa è il luogo dove mediante l’esperienza dell’amore paterno, materno e fraterno, si acquisiscono stima, responsabilità, nonché amicizia nei confronti dell’altro.
La Famiglia con il suo importantissimo ruolo, va salvaguardata, difesa e promossa quale patrimonio e capitale sociale.
Ora prima di lasciare la parola al dott. Condurro voglio leggervi le parole che il cardinale ha usato, sempre il 4/2, nella sua omelia per stare vicino alle famiglie che si assumono un così arduo compito, compito che egli stesso definisce impopolare.
Egli dice “ So che la strada che vi accingete a percorrere, a causa di una cultura disgregatrice della famiglia e della vita, è quella dell’impopolarità, ma so anche le tante difficoltà che incontrate, le amarezze e le delusioni del vostro lavoro quotidiano; so soprattutto che forti della presenza di Cristo e dello Spirito, posso contare su di voi, nel vostro coraggio, sulla vostra fede per rifare il tessuto dell’umanità sgretolata dal peccato e bisognosa di riallacciare la vita con Dio e con i fratelli.”
Ora lascio finalmente la parola al nostro relatore, e come diceva S. Francesco “ adesso diamoci da fare poiché fino ad ora non abbiamo ancora fatto nulla.”
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