Presentazione Gocce di Fraternità a Sessa Aurunca
SALUTO E INTRODUZIONE DI ANGIOLA LETTIERI, consigliere di Gocce e ministra regionale Ofs
Vi salutiamo con il saluto di Frate Francesco augurandovi la pace e il bene…e vi ringraziamo per aver accolto l’ invito a condividere con noi questa sera un evento della nostra fraternità e famiglia francescana che è gioioso e al tempo stesso anche impegnativo: la presentazione della onlus “Gocce di fraternità”, associazione nata in seno alla Fraternità regionale Ofs con l’intento di “interagire con le realtà sociali, politiche e associative presenti sul territorio”.
Salutiamo:
• i Frati minori…il p. guardiano del Convento di Sessa A., che ci accoglie in questa comune casa francescana, e il Vicario Provinciale Ofm, p. Fernando Cimmaruta, che è qui anche in nome del Ministro Provinciale OFM, M.R.P. Luigi Ortaglio, e la cui presenza conferma l’attenzione ed il premuroso accompagnamento che da sempre i frati minori hanno nei nostri confronti, nei confronti dei fratelli francescani secolari.
• il Vescovo mons. Antonio Napoletano che, pur costretto a stare poco tempo con noi per assolvere ad impegni pastorali, ha voluto farci dono della sua presenza, della sua paterna benedizione e ci ha lasciato un impegnativo messaggio augurale: quello di interpretare il proverbio latino : gutta cavet lapidem cioè di essere con la nostra vita e la nostra associazione gocce di fraternità capaci di scalfire la durezza di una società laddove prevalgono valori opposti a quello della fraternità, della solidarietà, della giustizia e della pace…
• gli amministratori…è qui presente il Consigliere della Provincia di Caserta Giuseppe Rocco e sono assenti giustificati alcuni membri della Giunta comunale … l’associazione, infatti, intende intraprendere un proficuo dialogo con le istituzioni locali…
• il Presidente di Gocce, ing. Carlo Tucciello (frat. Ofs di Gaeta), e i consiglieri Carlo Caccavale (frat. Ofs di Afragola), Lucio Marino (frat. Ofs Miano di NA), e Dario Siniscalco (frat. Ofs di S. Francesco al vomero – NA)… che hanno accolto con gioia e generosità l’invito a portare qui, nella nostra fraternità locale di Sessa il dono nuovo dell’associazione “Gocce di Fraternità”
• i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti cattolici con i quali condividiamo il cammino cristiano in questa Chiesa particolare…
• le sorelle e i fratelli dell’Ofs della diocesi di Sessa, di Gaeta e di Teano… che stasera si stringono intorno a questo evento
• le suore francescane… la cui presenza – insieme con quella dei frati e di noi francescani secolari - rende piena e completa la famiglia religiosa francescana in questa chiesa e in questo territorio…
• gli “amici”… don Cosma Capomaccio, già parroco della Cattedrale, dottore in Sacra Liturgia, maestro d’arte e “grande amico” del Poverello d’Assisi… molti docenti … alcuni giovani professionisti e la Presidente del Club Rotaract, dott. Amelia Forte… amici che da stasera speriamo diventino anche “simpatizzanti” di Gocce…
Solo poche parole di introduzione da parte mia prima di passare la parola al presidente e al consiglio di Gocce:
Noi “terziari francescani” oggi siamo ancora conosciuti soprattutto per impegni in azioni di “culto” o di “beneficenza” (a volte anche troppo generica e scoordinata) e lo siamo molto meno per la nostra attiva partecipazione alla vita sociale e politica… peculiarità che viceversa ha caratterizzato alle origini il movimento francescano… ed in particolare il laicato francescano.
Tuttavia negli ultimi anni – circa trenta - siamo continuamente e autorevolmente richiamati agli impegni propri del nostro stato di vita “nel secolo”:
- dal Magistero della Chiesa (Costituzioni del Concilio Vaticano II e CFL)
- dalla Regola di Papa Paolo VI (1978);
- ancora dalla Chiesa Italiana attraverso la Lettera ai fedeli laici della CEI “Fare di Cristo il cuore del mondo”;
- dal costante accompagnamento formativo della nostra Fraternità nazionale che, dopo un serio cammino di ricerca, di studio e di revisione di vita, in occasione del Giubileo ci ha consegnato nella Carta 2000 “Per nuove parole di pace” un vero e proprio manifesto del nostro essere francescani oggi e uno strumento concreto – la Cartula – per attuare questa ritrovata identità.
In questo fermento e in questa appassionata ricerca di “vita nuova”, più genuinamente evangelica e più sinceramente fraterna e solidale, nascono alcune esperienze pilota di rinnovata “presenza” e “servizio” realizzate in alcune fraternità locali Ofs – ambulatorio della carità di S. Maria C.V., laboratorio artigianale di Grumonevano - e tuttora in essere.
E nasce e si consolida il “sogno” di realizzare a fianco della Fraternità regionale – unione organica delle Fraternità ricadenti nel territorio della Provincia Minoritica di Napoli (Napoli, Caserta e Basso Lazio) - un “strumento” agile e giuridicamente riconosciuto, capace di interagire anche con le Istituzioni, capace di assolvere la funzione di collegamento e di proposizione, di coordinamento e di animazione del comune impegno delle fraternità Ofs nella costruzione della “civiltà dell’amore”…
I fratelli e sorelle della Penitenza che per primi hanno accolto l’invito di Frate Francesco a vivere il Vangelo nel loro stato secolare ed hanno permesso con il dono della loro vita la nascita dell’Ordine francescano secolare erano gente semplice e umile, persone “piccole” e inadeguate” – come siamo anche noi – eppure hanno dato vita ad un servizio umile, da minori, e disarmato di potere, ma cristianamente intelligente e ricco di iniziativa e dinamismo, che ha avuto un influenza notevole nella storia, maturando concettualmente e praticamente un’idea oggi fortemente presente nella pastorale della Chiesa e nella cultura politica: la solidarietà, cioè la condivisione piena tra tutti i fratelli … tra tutti gli uomini di buona volontà…
Noi – insieme con la Chiesa, madre e maestra, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, continuiamo ancora oggi a tentare di percorrere la stessa strada… con lo sguardo fisso alle origini ma anche attento al nostro tempo, al nostro mondo… per guardarlo con occhio di benevolenza e fare la nostra parte a che in esso regni la giustizia e la pace.
Il sogno prende la forma di associazione onlus nel novembre 2004…
E dopo la costituzione e l’avvio dell’associazione, viene il momento più importante - quello che oggi stiamo vivendo qui e che speriamo e vogliamo vivere nel maggior numero di realtà locali – il momento, cioè, in cui l’associazione si presenta e si “incarna” in una concreta realtà…è accolta nel grembo materno e fecondo della fraternità locale ma è dono per tutti… e questo dono oggi vogliamo cominciare a condividere con tutti…
Un gesto semplice quello di stasera: “aprire la porta del Convento” … nell’intento di ricreare un ideale “ponte” … una nuova comunicazione tra il “chiostro” – luogo dell’interiorità e del rapporto dell’uomo con “il suo Signore” – e la piazza, luogo da sempre deputato all’incontro della comunità degli uomini…
Gocce nasce qui stasera anche a Sessa per farsi strumento di un rinnovato rapporto tra la nostra esperienza di francescani secolari e di famiglia spirituale e questa locale comunità ecclesiale e civile… con la quale vogliamo insieme provare a dire “nuove parole di pace”.
Grazie a tutti e buon incontro.
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INTERVENTO DI CARLO TUCCIELLO, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE
INTRODUZIONE
Il manifesto esposto indica sinteticamente quello che rappresenta l’Associazione Gocce di Fraternità di cui oggi, vogliamo offrire una breve presentazione.
Sul manifesto sono riportati i temi su cui l’associazione si impegna:
L’educazione alla pace.
La difesa degli ultimi.
La ricerca del bene comune nella società e nella politica.
Il recupero delle situazioni di disagio.
La cultura Francescana.
Il corretto rapporto uomo ambiente.
Il commercio equo e solidale.
La finanza etica.
Il consumo critico e il turismo responsabile.
LE ORIGINI DI GOCCE
Quelle citate sono tematiche che risultano come frutto di discernimento comunitario compiuto dalla la commissione regionale JPV della Fraternità Campania Napoli durante il cammino di questi ultimi anni, per definire le nuove modalità di testimonianza della propria identità francescana in un mondo che continua a cambiare.
Tale itinerario è stato scandito da varie fasi come:
la ricerca sul come coniugare la fede alla vita attraverso la centralità della carità,
la definizione della relazione tra cultura, vita ed esperienza francescana
l’approfondimento del binomio giustizia e pace
Da tutto questo si è aperto un vasto scenario di esperienze, di considerazioni e di proposte attraverso piccole azioni di giustizia derivanti dall’assumere particolari iniziative quali il pugno di riso, i bilanci di giustizia, il conto corrente presso la banca etica, il consumo critico, il commercio di prodotti equo-solidali, il vivere sobri e solidali.
Da questo itinerario è sorta l’esigenza di costituire un’associazione onlus, per strutturare le piccole esperienze che miravano a ridire nuove parole di pace, renderle sistematiche ed aprirle ad un contesto molto più vasto e più differenziato, quale può essere il territorio, le istituzioni, le associazioni, i movimenti; è la dinamica dei talenti, i quali ricevuti in dono non possono essere nascosti, ma vanno “trafficati”. A quest’associazione, costituita ufficialmente il 27 novembre 2004 veniva dato il nome di “Gocce di Fraternità”; gocce, per indicare l’insieme dei micro-progetti di carità che si vogliono realizzare in un oceano infinito di bisogni e necessità; fraternità, per ricordare l’origine e la paternità di chi ha generato questo “frutto maturo …. di slancio missionario”
IL CAMMINO DI UN ANNO
Ad un anno dalla costituzione, Gocce di Fraternità ha incominciato a percorrere i primi passi verso i fini e gli obiettivi previsti dallo statuto. In particolare, questo periodo è stato caratterizzato dalla tensione verso tre obiettivi:
A. il primo è stato quello di dettagliare più precisamente l’identità di Gocce e il suo rapporto con l’Ofs
B. il secondo, quello di dare un’organicità di azione ai vari impegni descritti dallo Statuto
C. il terzo, l’avvio di piani di lavoro e delle procedure burocratiche per il pieno riconoscimento giuridico dell’Associazione
L’IDENTITA’ DI GOCCE
Nell’orizzonte dell’Associazionismo Onlus, Gocce, avendo innestato le proprie radici nell’humus di ispirazione francescana e cooperando fattivamente con il Laboratorio Culturale ed Artigianale della Fraternità Regionale Ofs, tenderà ad assumere un ruolo operativo per il contatto diretto con il territorio e la società civile al fine di convertire in realtà concrete le “nuove parole di pace” per un mondo migliore.
L’ORGANICITA’ DI SERVIZIO
Facendo riferimento a ciò che è contenuto nello statuto dell’associazione, sono state individuate quattro principali aree di impegno dell’associazione:
1. il commercio dei prodotti equo-solidali, per migliorare l’accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati del Terzo Mondo;
2. lo sviluppo spirituale, umano e culturale, attraverso la promozione di attività di educazione alla pace e l’approfondimento dei filoni culturali dove il francescanesimo può esprimere un’attualità e una ricchezza di potenzialità;
3. il sostegno alle azioni di giustizia e di carità, attraverso la ricerca del bene comune e il recupero di situazioni di disagio;
4. la promozione di seminari, convegni, pubblicazioni per incentivare la diffusione delle più ampie conoscenze sui temi di interesse dell’Associazione.
Ogni area è stata affidata ad un consigliere, come pure la segreteria e l’economato.
Oggi parleremo in particolare sull’educazione alla pace, sulla cultura francescana, sul corretto rapporto uomo-ambiente, sul commercio equo-solidale.
L’EDUCAZIONE ALLA PACE
La pace va perseguita ripristinando le condizioni perché essa sia percorribile, nella certezza che senza la giustizia, senza il riconoscimento della dignità d’ogni uomo e senza un’equa distribuzione dei beni della terra la pace resta una parola vuota.
Occorre, di conseguenza, stimolare in ciascuno ed in tutti lo spirito e l’azione che ci faccia essere “in prima linea nella necessaria lotta per la giustizia e la solidarietà, che ridonano speranza al mondo”.
Il nostro vuol essere un messaggio di speranza e di pace in un momento delicato della storia dell’umanità, in cui si potrebbe essere indotti nella tentazione di cadere nel pessimismo e nell’angoscia; la speranza però, non va attesa passivamente!
Il Messaggio del Papa in occasione delle Giornate Mondiali della Pace, è un conforto alla speranza, uno sprone a non farsi immobilizzare dalla paura, dalla vendetta: la pace è il risultato di una lunga ed impegnativa battaglia, vinta quando il male è sconfitto con il bene. Di fronte ai drammatici scenari di violenti scontri fratricidi, in atto in varie parti del mondo, dinanzi alle inenarrabili sofferenze ed ingiustizie che ne scaturiscono, l’unica scelta veramente costruttiva è di fuggire il male con orrore e di attaccarsi al bene (cfr Rm 12,9).
La pace è un bene da promuovere con il bene: essa è un bene per le persone, per le famiglie, per le Nazioni della terra e per l’intera umanità; è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene.
Il male non ha l’ultima parola nelle vicende umane, ma qual è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato?
Occorre “la giustizia e quella particolare forma d’amore che è il perdono. Il perdono non si contrappone alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine…la quale è risanamento in profondità delle ferite…”.
Il Papa con estrema lucidità ci ha ammonito “…non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.
La Giustizia perché “non ci può essere pace vera se non nel rispetto della dignità delle persone e dei popoli, dei diritti e dei doveri di ciascuno e nell’equa distribuzione di benefici ed oneri tra individui e collettività”.
Il Perdono perché “la giustizia umana è esposta alla fragilità ed ai limiti degli egoismi individuali e di gruppo”. Il per-dono è un dono moltiplicato, non esiste una giustizia che si realizzi con la violenza.
La consapevolezza di abitare in un mondo in cui crescono miseria, violenza e schiavitù, per noi, deve tradursi in urgenza di un ripensamento che richiami le dimensioni fondamentali dell’esistenza.
Incontrare la pace significa innanzi tutto individuare pagliuzze e travi da rimuovere, per fugare il rischio che l’insistenza egemonica del mondo occidentale produca uno scontro di civiltà. Occorre creare condizioni di reciprocità sufficienti per dare e ricevere il perdono. Il nostro perdono diventerà un’occasione per creare i presupposti per realizzare la pace e la giustizia. Ecco la nostra ripartenza.
La nostra è una civiltà che tende all’aberrazione. Nostro compito è di restituire un’anima ad un mondo che tende a degenerare, che propone rapporti senz’anima. Tale operazione implica un processo di conversione che abbracci tutte le dimensioni del vivere (cosa è chiesto a noi cristiani?), che attraverso la”terapia della fraternità” (più che la fredda logica della giustizia retributiva) operi una rivoluzione pacifica della nostra società non fraterna e non pacifica. Occorre ridonare all’uomo le proprie risorse spirituali perché l’umanità possa avere un futuro.
LA CULTURA FRANCESCANA
il cuore di tutti quei progetti dove messaggi per incominciare a
La cultura, nel suo articolato e complesso significato, comprende tutto ciò che l’uomo riesce ad elaborare e a dar origine imprimendo tracce nella storia; in poche parole la cultura è la vita dell’uomo. Infatti, cultura e vita reciprocamente si scambiano idee, valori, storie,
Pertanto, nelle nostre attività, si vuole catturare una parte di questa vita, arricchirla dell’esperienza francescana e restituirla all’uomo affinché nel nuovo contesto possa percepire meglio l’annuncio dell’amore di Cristo per ogni creatura, facendo dialogare il ristretto chiostro francescano con l’immenso universo dell’umanesimo corrente.
Anche la Chiesa, alla fine dell’ultimo decennio ha rimarcato la necessità di “inculturare” il Vangelo e di evangelizzare la cultura offrendoci numerosi suggerimenti per operare un rinnovato dialogo con il mondo attuale.
A volte si avverte un disagio nell’accostare S. Francesco d’Assisi alla cultura? E’ vera questa inconciliabilità, questa distanza tra il Santo più evangelico e il sapere?
A questo riguardo è in corso un primo studio in cui si fa luce e chiarezza sul rapporto tra il Serafico Padre e la cultura, attraverso:
• l’interrogare le Fonti Francescane e le opinioni delle prime generazioni francescane
• l’indagare sul significato di cultura
• il verificare la possibilità di una pacifica convivenza tra l’ideale francescano e la nozione di cultura
Questo percorso culturale può aiutare a riscoprire quella comunicazione in grado di far rivivere a distanza di 800 anni il carisma del padre Francesco.
IL CORRETTO RAPPORTO UOMO-AMBIENTE
Tre principali ferite che lo affliggono: l’insostenibilità futura, l’ingiustizia sociale e il decadimento della qualità della vita.
Gli attuali ritmi della attività umana sono insostenibili e non potranno durare a lungo. Un tentativo di misurare la sostenibilità della terra si ottiene attraverso il calcolo della cosidetta “impronta ecologica”. L’impronta ecologica media dell’umanità è pari a 2.8 ettari di spazio ecologicamente produttivo, contro una disponibilità di solo 1.7 ettari.
La disponibilità di risorse naturali è distribuita in modo disuniforme, secondo aggiustamenti e modifiche introdotte in secoli di colonizzazione e in funzione di scelte politiche ed economiche attuate da imperi, regni e stati che si sono succeduti nel corso della storia. In particolare è stato calcolato che il 20% della popolazione mondiale dispone dell’80% delle risorse del nostro pianeta.
Gli uomini vivono più a lungo e sono più numerosi, ma vivono male: è un deficit difficile da quantificare, ma del quale è viva la sensazione fra le persone del nostro tempo.Questo senso di vuoto può avere due cause: la mancanza di un contatto con la natura e la mancanza del seguire i ritmi della natura.
La Dottrina Sociale della Chiesa dice che “L’ecologia è un problema morale (ecoetica) che richiede un cambiamento nel modo di agire” (SRS) e “L’attività economica, come strumento per lo sviluppo umano, deve essere orientata al bene comune” (CA 43a). In altre parole, “l’attività economica non deve opporsi ma aiutare lo sviluppo umano di tutto l’uomo e di tutti gli uomini” (SRS 38c, PP42), mentre “il mercato deve essere mantenuto dentro i suoi limiti che lo rendono giusto e morale e, pertanto, umano” (MM 61). Da tutto questo si evincono due significati: il primo implica una distribuzione corretta dei beni prodotti, in grado di fare il bene delle persone; il secondo indica che l’economia è fare le cose buone, le cose di qualità, buone per la vita e la salute delle persone e dell’ambiente. E’ tempo quindi, di passare dalla cultura della conquista economica e della competitività più spietata alla cultura della persona e della cooperazione.
In tutte le religioni c’è una convergenza sul tema del rispetto dell’ambiente attraverso l’espressione, in diversi modi, del rapporto tra Dio, il creato e l’uomo. Dal punto di vista cristiano i complessi problemi posti dalla crisi ambientale richiedono una risposta non solo pastorale, ma dottrinale e rimandano alla fede in Dio creatore e all’armonia fra le creature. Per questo l’etica cristiana dovrà sempre essere etica della vita, preoccupata di tutti i viventi e delle minacce ad essi rivolte. L’attenzione preferenziale per le donne e gli uomini (e per i poveri, in primo luogo) non può cancellare quell’amore a vasto raggio che i credenti, ad imitazione del creatore, rivolgono all’intera creazione ed a coloro che la abitano.
CONCLUSIONE
Sicuramente non è un quadro esaustivo rispetto a quanto descritto nelle attività dello Statuto, ma certamente questo percorso rappresenta una prima tappa di presa di coscienza dell’identità della nostra Associazione, della sua potenzialità e delle possibili prospettive future, soprattutto in termini di dialogo e di collaborazioni con altri enti e associazioni nel contesto ecclesiale e sociale del nostro territorio, che necessita di riascoltare nuove parole di pace, attraverso piccole azioni di giustizia, particolari iniziative esperienze.
Se riusciremo a sapere qualcosa in più su queste nuove parole di pace, sicuramente riusciremo a cambiare, anche se di poco, il nostro stile di vita, e saremo una prima goccia di fraternità, quella goccia che insieme a tante altre gocce potrà cambiare il mondo.
Segue l’intervento di Dario sul commercio equo solidale e la presentazione del segno (guida al consumo) lasciato all’assemblea da parte di Lucio.
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BREVE STORIA SUL SIGNIFICATO DI ONLUS a cura di M. Andretta, vice-presidente Gocce
Carissimi,
l’associazione GOCCE DI FRATERNITA’ nasce come associazione ONLUS ovvero senza finalità di lucro e intraprende l’istruttoria necessaria per detto riconoscimento.
L’Agenzia delle Entrate, in prima istanza, boccia la richiesta in quanto rileva, tra l’altro, che l’esercizio delle attività connesse al commercio equo e solidale sarebbe in contrasto con la normativa in tema di ONLUS.
Avverso il provvedimento di diniego è proposto ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli che con sentenza n. 46/06 ha accolto il ns. ricorso.
Nella motivazione della stessa così si legge:” Il Collegio, esaminati gli atti, ritiene di soffermare la sua attenzione soprattutto sulla possibile attività commerciale che l’associazione potrebbe svolgere sotto le rnentite spoglie di ente non lucrativo, rileva così che in realtà il citato art. 2 non mostra alcuna volontà imprenditoriale di produzione o vendita di beni e servizi, infatti è da ritenere, ma l’ufficio non lo specifica neanche nella sua costituzione in giudizio, che ci si voglia riferire alla previsione di istituire un gruppo di acquisto per acquisto collettivo di prodotti presso le comunità etniche per la diffusione del commercio equo e solidale, ma ciò rientra proprio nello spirito della legge in quanto tale attività è prevista solo nei confronti di soggetti svantaggiati quali quelli del terzo mondo. In tal senso va letto e respinto il secondo motivo di censura riguardante la formazione professionale, sociale e culturale delle comunità sfruttate ed economicamente svantaggiate.
Da ultimo il Collegio osserva che l’associazione è condotta con le sole finalità di solidarietà sociale proprie dell’Ordine Francescano Secolare a cui è collegata e quindi sostanzialmente persegue gli scopi prescritti dalla legge. Conforta questa tesi l’esame della stessa Anagrafe delle Qnlus che riconosce la qualità di ONLUS ad associazioni varie che già diffondono il commercio equo e solidale in varie città d’Italia.
Le altre censure rilevate dall’Ufficio sono di ordine meramente formale e possono essere rimosse non essendo sufficienti a far perdere i requisiti richiesti per la qualifica di ONLUS.”
La sentenza sarà notifica la prossima settimana all’Agenzia delle Entrate al fine di poterla depositare presso il detto ufficio e renderla operativa a tutti gli effetti.
Non esiste, quindi, alcun impedimento al riconoscimento di ONLUS per GOCCE anche relativamente al commercio equo. Dato importantissimo!
DEFINIZIONE ONLUS
Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) sono le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi prevedono lo svolgimento di attività nei settori dell’assistenza sociale, socio-sanitaria e sanitaria, della beneficenza, dell’istruzione, della formazione ecc.
L’elenco completo delle attività previste e degli altri requisiti necessari è contenuto nell’ art. 10 del D.Lgs. 460/97 (riportato in appendice).
Non possono invece essere Onlus gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, le fondazioni bancarie, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e di categoria.
Si applica alle Onlus, in quanto compatibile, la disciplina relativa agli enti non commerciali.
Nell’ambito della categoria ONLUS si individua quella relative alle associazioni di promozione sociale che a norma dell’art. 2 della L. 383/2000 hanno come finalità lo svolgimento di attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e della dignità degli associati (GOCCE può essere definita una tipica associazione ONLUS di promozione sociale).
L’essere riconosciuti come “Onlus” risulta condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dal decreto 460/97.
Ecco un prospetto che riporta le agevolazioni di cui possono beneficiare le Onlus:
AGEVOLAZIONI FISCALI
Bollo e registro: atti, documenti, contratti, certificazioni e attestazioni resi o richiesti da Onlus sono esenti da imposta di bollo ed esenti da tasse sulle concessioni governative; Iva: le attività sono esenti da Iva;
Imposta su donazioni/successioni: le donazioni e le attribuzioni di eredità o di legato sono esenti da imposta a carico esenti da imposta a carico e anche il trasferimento a titolo gratuito di aziende o beni a favore di enti non commerciali è esente da imposta sulle successioni e donazioni, ipotecaria e catastale, e anche dall’imposta sull’incremento del valore degli immobili (Invim) e della relativa imposta sostitutiva;
Imposte: l’imposta sugli spettacoli non è dovuta per attività di spettacolo svolte occasionalmente, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Inoltre sono autorizzate a promuovere lotterie, tombole, pesche o banchi di beneficenza.
Reddito: conservazione delle norme specifiche di miglior favore, previste dalla normative per le associazioni:
- non concorrono alla formazione del reddito le raccolte di fondi, purchè occasionali, e i contributi corrisposti dalle amministrazioni pubbliche per le attività svolte in convenzione;
- il reddito delle imprese che effettuano erogazioni liberali a favore della Onlus è tassato in modo forfetario.
OBBLIGHI
La normativa prevede una contabilità fiscale obbligatoria, cioè l’obbligo di bilancio “civile”, come condizione per beneficiare delle agevolazioni fiscali, rivolte a tutte le attività istituzionali e commerciali. Le Onlus che superano i 2 miliardi di proventi sono anche tenute alla revisione del bilancio.
Tali scritture contabili sono quindi divise in due categorie
- in relazione all’attività complessivamente scritture contabili cronologiche e sistematiche, che devono essere svolta chiuse entro 4 mesi dalla fine dell’esercizio in un documento che rappresenta la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della Onlus
- in relazione alle attività “connesse” comportano la tenuta del libro giornale e del libro inventari.
VINCOLI
1. divieto distribuzione anche indiretta di utili o avanzi di gestione;
2. destinazione vincolata degli utili o avanzi di gestione, nel senso che devono essere utilizzati esclusivamente per le attività istituzionali e connesse;
3. devoluzione vincolata del patrimonio in caso di scioglimento dell’ente, nel senso che deve essere devoluto ad altre Onlus o ai fini di pubblica utilità.
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Questo il testo del richiamato art. 10 Dlgs 410/97
Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
1. Sono organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente:
a) lo svolgimento di attività in uno o più dei seguenti settori:
b) assistenza sociale e socio-sanitaria;
c) assistenza sanitaria;
d) beneficenza;
e) istruzione;
f) formazione;
g) sport dilettantistico;
h) tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al Dpr 30 settembre 1963, n. 1409; tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del Dlgs 5 febbraio 1997, n. 22;
i) promozione della cultura e dell’arte;
j) tutela dei diritti civili;
k) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
b) l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale;
c) il divieto di svolgere attività diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse;
d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre Onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura;
l) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse;
m) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
n) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale;
o) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
p) l’uso, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo “Onlus”.
2. Si intende che vengono perseguite finalità di solidarietà sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative alle attività statutarie nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell’arte e della tutela dei diritti civili non sono rese nei confronti di soci, associati o partecipanti, nonché degli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, ma dirette ad arrecare benefìci a:
a) persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari;
b) componenti collettività estere, limitatamente agli aiuti umanitari.
3. Le finalità di solidarietà sociale s’intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attività statutarie dell’organizzazione vi siano i propri soci, associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, se costoro si trovano nelle condizioni di svantaggio di cui alla lettera a) del comma 2.
4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e 3, si considerano comunque inerenti a finalità di solidarietà sociale le attività statutarie istituzionali svolte nei settori della assistenza sociale e sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, della tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, della ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidate ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonché le attività di promozione della cultura e dell’arte per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell’amministrazione centrale dello Stato.
5. Si considerano direttamente connesse a quelle istituzionali le attività statutarie di assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell’arte e tutela dei diritti civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma 1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni previste ai commi 2 e 3, nonché le attività accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse. L’esercizio delle attività connesse è consentito a condizione che, in ciascun esercizio e nell’ambito di ciascuno dei settori elencati alla lettera a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino il 66 per cento delle spese complessive dell’organizzazione.
6. Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione:
a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni più favorevoli in ragione della loro qualità. Sono fatti salvi, nel caso delle attività svolte nei settori di cui ai numeri 7) e della lettera a) del comma 1, i vantaggi accordati a soci, associati o partecipanti ed ai soggetti che effettuano erogazioni liberali, ed ai loro familiari, aventi significato puramente onorifico e valore economico modico;
b) l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;
c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle società per azioni;
d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;
e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche.
7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del comma 1 non si applicano alle fondazioni, e quelle di cui alle lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.
8. Sono in ogni caso considerati Onlus, nel rispetto della loro struttura e delle loro finalità, gli organismi di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, iscritti nei registri istituiti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, nonché i consorzi di cui all’articolo 8 della predetta legge n. 381 del 1991 che abbiano la base sociale formata per il cento per cento da cooperative sociali. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore relative agli organismi di volontariato, alle organizzazioni non governative e alle cooperative sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266 del 1991 , n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991.
9. Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, sono considerati Onlus limitatamente all’esercizio delle attività elencate alla lettera a) del comma 1; fatta eccezione per la prescrizione di cui alla lettera c) del comma 1, agli stessi enti e associazioni si applicano le disposizioni anche agevolative del presente decreto, a condizione che per tali attività siano tenute separatamente le scritture contabili previste all’articolo 20-bis del decreto del Presidente delle Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 25, comma 1.
10. Non si considerano in ogni caso Onlus gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria.
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